Dal libro “Un popolo in festa e in cammino” di Don Luigi Guglielmoni, Clementina Corbellini e Giulia Urgeletti Tinarelli

Nei primi anni del Novecento la vita della famiglie, generalmente numerose, non era facile. Oltre agli uomini, anche molte donne lavoravano nei mesi della stagione estiva, per integrare lo stipendio del marito. Molte famiglie, pur di affittare una stanza agli ospiti, accettavano di trascorrere alcuni mesi in condizioni precarie, magari in solaio o nello scantinato. Il lavoro alle “Terme Berzieri” o in altre strutture era considerato una garanzia.

Gli avamposti del termalismo
Nel territorio della Parrocchia di Sant’Antonio funzionava l’Istituto “Pro Legnano“, sito originariamente in Via Allegri e poi trasferito dove attualmente c’è l’Albergo “Carlo Jucker“. Nel 1927 è stato inaugurato il complesso alberghiero-termale denominato “Opera Pia Catena” per onorare la memoria di don Adalberto Catena, parroco di San Fedele a Milano: fu padre spirituale di Alessandro Manzoni e colui che diede l’ultimo conforto a Giuseppe Verdi morente. I primi 12 poveri della Parrocchia San Fedele, inviati gratuitamente alle cure salsoiodiche, arrivarono nella nostra Città nel 1912; nel 1918 erano già 534 i “bagnanti“. La gestione dell'”Opera Pia Catena” era affidata alle Suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli con l’aiuto di personale laico, che viveva stabilmente all’interno della struttura. Le giovani adottavano vari accorgimenti, talvolta anche con la compiacenza di qualche Suora più comprensiva, per scambiare dalla ringhiera una parola o un saluto con i giovani “ammiratori“. Successivamente venne costruito il “Villino“, destinato alla clientela femminile. Nel 1956 venne a Salsomaggiore Terme l’Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, per la posa della prima pietra della cappella, dedicata a monsignor Cesare Orsenigo, già collaboratore di don Catena e poi Nunzio Apostolico in Ungheria e Germania. Il Montini inaugurò la cappella nel ’57.
In questi primi anni del terzo millennio il complesso è stato totalmente ristrutturato: in parte è stato destinato a Centro cure e benessere (“Airone“) e in parte ospita una Comunità di riabilitazione psichiatrica (“Il Villino“). Un altro ambiente di lavoro, inscritto nei confini parrocchiali, era l'”Istituto Tommasini“, una bella struttura di epoca fascista, con una capienza di oltre seicento posti e con la gratuità delle cure, del vitto, dell’alloggio e con il risarcimento delle spese di viaggio. La domenica un frate andava a celebrare la Santa Messa nella cappella interna a questo edificio, simbolo del termalismo sociale. “Agli ospiti consegnavamo persino il pacchetto con il cibo per il viaggio di ritorno“, dicono gli ex dipendenti dell’Inps. Durante la guerra, tale ambiente fu adibito ad ospedale militare. “Era un triste spettacolo vedere tanti soldati feriti arrivare alla stazione ferroviaria per essere ricoverati al Tommasini. Gente bendata, con le stampelle, sorretta da altri soldati, e tanti lamenti. Poi, man mano che si ristabilivano, i feriti venivano portati nel giardino per cercare un contatto con l’esterno, con le ragazze che passavano“, annota la signora Polda Botti. Alcuni hanno così trovato moglie e marito. E’ il caso del signor Nunzio Cipolla, siciliano, poi sposo di Amabile Canepari, la quale si è prodigata gratuitamente nell’assistenza a Padre Raffaele. Una famiglia riuscita, che ha lasciato un bel ricordo in quartiere. Nunzio, deceduto il 17 marzo 2004, ripeteva spesso: “Devo tutto a mia moglie, a miei cari e a Salsomaggiore“.

Lontani dal “centro”
Rientravano negli ambienti lavorativi delle Terme anche la “Serra” di piante e fiori come pure la “Chimica“, per l’estrazione dello iodio. Questa attività fu poi ceduta alla casa farmaceutica Carlo Erba. La “Bertanella” assorbiva soprattutto donne che lavavano a mano la biancheria delle Terme, poi Ia stendevano sui fili tirati nei campi attigui e infine la stiravano. Un lavoro certamente faticoso.
Al di fuori delle Terme si poneva invece “Ducati“, che produceva materiale elettrico. Durante la seconda guerra mondiale il locale ospitò molte famiglie sfollate e, in seguito, fu utilizzato per uffici delle Terme. Molti uomini e donne trovavano occupazione nelle fornaci della famiglia Ferrari e quella piacentina della RDB. Anche questo era un lavoro duro, a catena: dal trasporto della terra alla cottura dei mattoni, fino alla loro riposizione in attesa di caricarli sui carri trainati dai cavalli e, in seguito, sui camion per le varie destinazioni. Facevano il passamano e intanto contavano i mattoni. Per gli operai erano state costruite anche alcune case nelle vicinanze delle fornaci: il 25 marzo 1945 furono bombardate con il risultato di morti, feriti e distruzione. Forse il complesso, visto dall’alto, poteva sembrare il deposito di armi e attrezzature belliche.
Altri salsesi nei mesi della stagione termale lavoravano negli alberghi, con un servizio di alta qualità professionale. Erano camerieri, cuochi e portieri d’albergo che poi, d’inverno, si recavano nei principali luoghi di villeggiatura montana. I giovani emigravano all’estero per apprendere le lingue, soprattutto in Germania ed Inghilterra. Molti di loro, una volta rientrati, aprivano una pensione a conduzione familiare; altri si sono formati la famiglia all’estero e si sono affermati nella professione alberghiera, come Roberto Panigari.

Dal “mestiere” alle persone
A Salso, nella zona di Sant’Antonio, non mancavano i muratori, i falegnami, i fabbri, i carrettieri, i maniscalchi, come pure il ramaio, il ciabattino. Altri lavoravano in ferrovia. Nella bella Stazione, inaugurata il 21 aprile 1937, tanti “conduttori” disposti in doppia fila, accoglievano gli ospiti in arrivo, annunciando a gran voce i nomi degli alberghi o delle pensioni, pronti a portare i bagagli e a fare da guida alla destinazione.
Altri facevano i muratori o trovavano lavoro come “garzoni” negli esercizi commerciali, che erano ben più di un luogo di rifornimento alimentare: erano un’occasione di incontro, di comunicazione di notizie e di solidarietà. Tali esercizi si identificavano con le famiglie che li gestivano. I più noti erano le salumerie Zardi e Bazzarini; la salumeria e tabaccheria Romanini; e la drogheria Manghi a Campore, dove pure c’era il mugnaio Lumaca, che nel 1953 era subentrato ad Ugolini. I luoghi di ritrovo erano l’Osteria Del sole, l’Aquila Nera e il Leon D’Oro. Dal barbiere si andava da Faroldi. La macelleria richiamava le famiglie Toscani e Conti; per il pane fresco ci si riforniva presso i forni Zoni, Bertani e Franzini, mentre la frutta era sinonimo delle famiglie Menoni e Ghepardi, alle quali in seguito si associò la famiglia Copelli. Venditore all’ingrosso era Paolo Marzolini, che dal 1965 passò a gestire col figlio Luciano il negozio di profumeria-giocattoli, attività tuttora in funzione.
Il latte veniva consegnato a domicilio e anche questo era motivo di contatto quotidiano e di comunicazione fiduciosa. Le rivendite del latte erano conosciute confidenzialmente come “Latteria della Netta“, “Latteria della Noemi” e “Latteria della Maria e della Dimma“. Non c’erano l’anonimato dell’attuale supermercato e la consuetudine di andare a lavorare lontano da casa, col rischio inevitabile di estraniarsi dalla vita della propria Città e Parrocchia. Alcune attività, sorte allora, sono tuttora vive ed operanti. Un primo esempio è il liquore “Camomillina Colombo“: la sua produzione è iniziata nel 1905 in Via Bodoni da una famiglia che si distingueva dalle altre per signorilità e ceto economico. Agli inizi degli anni ’60 subentrò la famiglia Dallaturca e nel ’68 la sede fu trasferita in Via Parma.
Vittorio Pignacca ha iniziato nel 1898 in Via Riva la sua attività di cosmesi, trasferita nella nostra Parrocchia nel 1976 e notevolmente incrementata.
I fratelli Volta trafficavano legna ed avevano però anche le “macchine per trebbiare“, due attività complementari che, svolgendosi in periodi diversi dell’anno, mantenevano costante l’impiego della forza lavoro. Una forma di diversificazione dell’attività davvero illuminata per quei tempi!
I fratelli Pelati, fabbri, avevano già allora a Campore un’officina rinomata: è frutto del loro lavoro manuale la bella cancellata della Previdenza Sociale.

L’ingegnosità dei poveri
Molte famiglie avevano l’orto e, con molti sacrifici, si impegnavano a costruirsi la casa, magari “ripulendo dalla calce i mattoni riciclati dalla demolizione di altre abitazioni e industriandosi oltre il normale orario di lavoro“, come ha testimoniato Mario Passera, deceduto il 25 giugno 2005.
In tempo di guerra molte famiglie facevano il sale in casa, per venderlo nelle zone limitrofe. Gli uomini erano a militare e le donne dovevano provvedere a mantenere la famiglia. Andavano ad acquistare alle Terme una damigiana di acqua salsoiodica: da un quintale di acqua, bollita a lungo in vasche di lamiera sottile riscaldata col fuoco a legna, si ricavavano 15 Kg di sale. Tale operazione comportava una giornata di lavoro. Spesso, invece del denaro, in cambio del sale si ricevevano altri generi alimentari: olio d’oliva, uova, burro, galline, conigli. Occorreva stare attenti al controllo dei soldati tedeschi, interessati a sottrarre con la forza il sale ai privati.
Nel territorio della Parrocchia, nei pressi dell’albergo “Savoia” c’era la sede dell’ambulanza, affidata alla famiglia Degl’Innocenti, e dei mezzi del pronto intervento dei Vigili del Fuoco.
I bambini andavano alla scuola “G. D’Annunzio” sia al mattino sia al pomeriggio, tornando a casa per il pasto.
Le mamme partorivano in abitazione, fino a quando è sorta l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, dove il dottor Antonio Mergoni ha profuso la sua grande umanità e competenza professionale. L’intera Città gli deve riconoscenza.

Espressioni di vita

Il quartiere dei “Pescatori” ha vinto varie volte il primo premio per il miglior “carro dei fiori” e per il più bel carro mascherato. La gente lavorava gratuitamente per mesi, per il gusto di fare qualcosa di bello per la Città. Tra questi una menzione particolare merita Aldo Menoni, pittore e scultore, che ha valorizzato il suo talento artistico in queste manifestazioni, che favorivano il gusto del bello e il senso civico. A lui si deve, oltre alla ristrutturazione di negozi e locali del centro, la realizzazione di un monumento agli 83 Alpini salsesi, caduti nell’ultimo conflitto mondiale.
Rientrano nel territorio della Parrocchia il “Palazzetto dello sport“; il “Circolo Comunale Ricreativo Pensionati“, con oltre mille Soci, e la “Bocciofila Salsese“, nata nel 1932 e capace di organizzare gare nazionali ed internazionali.
Tra i suoi visitatori annovera anche il maresciallo Pietro Badoglio, che nel 1943 si cimentò con i salsesi nel gioco delle bocce.
Anche la sede della Polizia Municipale e la Caserma dei Carabinieri sono ubicate nel territorio parrocchiale.
Nel nostro territorio sono state gradualmente costruiti vari plessi scolastici: la Scuola Elementare “G. Romagnosi” da tutti conosciuta come scuola di Sant’Antonio, nel 1957; la Scuola Materna “Vignali” nel 1974 e la Scuola Media “Don A. Carozza” nel ’78.
Al nucleo originario delle case attorno alla chiesa di Sant’Antonio e di Campore, sono cresciuti gradualmente vari quartieri: negli anni ’70 il quartiere “Stazione“, oltre il torrente Ghiara; negli anni ’90 il quartiere “Salsomassimo” all’entrata della Città e infine “Salsoacropoli“. Numerose abitazioni stanno sorgendo nella zona del “Parco delle Querce” e verso Montauro.
Nella Parrocchia sono ricordate due persone significative per la storia del popolo italiano: il grande statista Alcide De Gasperi, cui è dedicata una Piazza, e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, cui è dedicato l’omonimo Largo. Questo grande oppositore della mafia ha cominciato la sua carriera militare proprio nella nostra città, come Tenente dei Carabinieri.
In una Parrocchia così ampia, solo una nutrita e preparata schiera di collaboratori laici possono costituire una ragnatela per irradiare le proposte della comunità e per far pervenire ad essa le situazioni della popolazione reale.
Un esempio. Ogni anno vari giovani e adulti, provenienti dall’Italia meridionale, chiedono di prepararsi alla Santa Cresima in vista della celebrazione del matrimonio: Luigi Daccò li aiuta a riprendere contatto con la comunità, in modo più consapevole e partecipativo, e li accompagna alla Confermazione.

Dal Battesimo in poi…
La vita di ogni persona, dalla nascita alla morte, era condivisa da quanti appartenevano alla comunità.
Se moriva qualcuno, al funerale era presente tutta la gente della via in cui abitava e non solo. Era forte il senso di solidarietà e anche di rispetto per la Chiesa, che era un punto di riferimento per tutti. La gente, pur povera, ha sempre risposto con prontezza e generosità all’appello dei Frati per sopperire alle tante e diverse necessità. Ad esempio, i banchi che ancora oggi si utilizzano sono stati acquistati da Padre Alessandro con il contributo dei parrocchiani. E’ stata una gara: tante famiglie, per ricordare i propri defunti, si sono prodigate per rendere la “propria” chiesa più idonea al culto.
Dal registro dei Battesimi risulta che i primi bambini a ricevere questo Sacramento nella nostra chiesa sono stati: Gina Martani, Anna Fontanesi, Gino Quassi, Amerio Zanella, Angela Ugolini, Renato Perli, Dismo Sozzi, Argentina Volta. Le due nuove famiglie che si sono formate nel 1915 celebrando nella nostra chiesa il loro matrimonio sono stati Giovanni Rigoni con Albertina Volta ed Evaristo Taccagni con Augusta Verbati. Il primo funerale è stato celebrato il 28 giugno 1915: si trattava di Maria Brambilla, una giovane di 22 anni, nubile. Le prime Cresime invece sono state amministrate dal Vescovo della diocesi di Fidenza, Monsignor Giuseppe Fabrucci, il 13 giugno dell’anno seguente: erano 42 ragazzi, di cui dieci appartenenti alla Parrocchia di Bargone, tre di Salsominore, uno di San Vitale ed uno della Parrocchia della Cattedrale di Parma. Un altro ragazzo, Dino Follini, aveva ricevuto la Santa Cresima il giorno prima a Borgo San Donnino.
Nel territorio della nostra Parrocchia hanno abitato ben cinque sindaci di Salsomaggiore Terme: Giuseppe Franchi, in carica dal giugno 2004, e a ritroso in ordine cronologico Fausto Negri, che ha esercitato il mandato negli anni 1946-’51; Giuliano Bottoni, sindaco dal ’51 al ’60 (gli è stata dedicata una via nel quartiere artigianale e un Asilo Nido); Giorgio Coperchini, primo cittadino dal 1987 al 1990. Quest’ultimo ha donato alla nostra Comunità un prezioso ostensorio in argento del XVII secolo per l’adorazione eucaristica, con la motivazione che “gli oggetti sacri è bene che tornino alla loro originaria sede e destinazione“. A Coperchini è seguito Lino Gilioli, sindaco fino al 1995.

Altre tessere del mosaico
Altre persone sono degne di una citazione, per quanto hanno lasciato alla comunità e al quartiere attraverso la loro professione e testimonianza.
Ad esempio Enzo Bellarmino, medico e direttore dell’Inps, oltre che fine violinista: morì il 26 novembre 1999. Di grande rettitudine morale, ha dato prova di fede in ogni momento della sua vita, anche nei lunghi anni di malattia che lo ha reso invalido. Educato alla scuola di San Giovanni Bosco e coniugato a Giuseppina Astuti, pittrice quotata, il dottor Enzo amava dire: “Il Signore ha tempi e modi diversi dai nostri, ma è potente. La preghiera ha una forza unica. Il tempo non è nostro, offriamolo tutto al Signore. Meglio soffrire un po’ su questa terra e scontare qui le nostre mancanze piuttosto che attendere troppo a lungo l’abbraccio di Dio“. Davvero una persona impegnata in questo mondo, ma libera dalle cose e in qualche modo già appartenente all'”altro mondo“.
All’età di ottant’anni, il 15 maggio 2000 è morta Ellia Bertani, ostetrica: ha aiutato tremila mamme a partorire nella nostra città, una solerte operaia al servizio della vita umana!
L’8 gennaio 2002 recitando il “Padre Nostro” nel suo letto di ospedale si è spento Ennio Bersellini, segretario della locale sezione del Partito Democratico di Sinistra. Questo suo atteggiamento orante ha interrogato vari suoi amici di partito. Le offerte raccolte tra loro furono consegnate alla nostra Parrocchia per situazioni di bisogno.
Il 2 dicembre 2003 è mancato Vincenzo Romano, dirigente del Coni. Tra i presenti alla preghiera di suffragio nella nostra chiesa c’era anche Dino Zoff già portiere e poi allenatore della Nazionale Italiana di Calcio. Sulla lapide della tomba di Vincenzo è scritto: “Qui giace un uomo felice“.
Nella nostra chiesa ha ricevuto l’ultimo saluto Guerrina Lovati deceduta il 24 luglio 2004: ha insegnato a tanti giovani a “scrivere a macchina” ed è stata insignita di numerosi riconoscimenti per l’invenzione del metodo di dattilografia adatto ai nonvedenti.
Ed ora un cenno ad alcune persone viventi. Mario Taddei Morici, per anni stimato primario di medicina all’Ospedale di Fidenza, è uno dei fondatori dell’Associazione Volontari Ospedalieri, dedita all’attenzione ai malati ospedalizzati. Mente versatile e continuamente in ricerca, ha sempre abbinato alla competenza scientifica una grande attenzione alla persona umana, considerandola la prima e più grande risorsa.
Il professor Gino Del Boca, ginecologo e specializzato in idrologia, ha ricoperto incarichi di responsabilità nell’ambito del termalismo e dell’insegnamento universitario.
Il professor Enzo Belletti è stato stimato docente e preside dell’Istituto Professionale Alberghiero.
I fratelli Rino e Walter Lembi, una vita dedicata alle automobili. Questa passione, abbinata alla competenza, ha permesso loro di portare nella nostra città le “Ferrari“.
Odelia Cesarini Sforza, stilista e pittrice, appartiene ad un’antica famiglia salsese: il nonno paterno Colangelio era medico condotto in Città sino al 1913 e il padre Soemo è stato ufficiale di stato civile al municipio per quarant’anni.
Una persona molto conosciuta in quartiere e in città è Nando Zucchi: la sua professione di responsabile dell’Ufficio di Collocamento gli ha permesso di conoscere tante persone. Un’enciclopedia vivente, una riserva di memoria e di simpatia.
Un’altra persona che richiama sempre i passanti è Lazzaro Cupola, esperto di hobbistica: nel giardino della sua casa in Viale Matteotti n. 79 sono sempre esposti vari meccanismi semoventi, dal Presepe alla trebbiatrice, dalla locomotiva ai personaggi. Un bel modo di impiegare il tempo, l’ingegno e la tecnologia!
Renato Fiorentini è un affermato pittore e scultore con tecnica a bassorilievo su rame dorato a foglia. La sua specialità è la riproduzione delle opere dell’Antelami, che abbelliscono la Cattedrale di Fidenza.
Giovanni Tedeschi è un pescatore “cortese“: regala il pesce che pesca e gode nel mangiarlo in compagnia. Con Marcello Previti si diletta nel preparare il presepe in chiesa, oltre che a casa.
Ora due “perle“: due donne che, pur portando nel cuore ferite ancora sanguinanti, sono divenute operatrici di riconciliazione. La signora Maria Brunani, 97 anni: ha perso lo sposo Oreste Restori ucciso dai soldati tedeschi nel 1944 a Pietra Spaccata, rimanendo vedova con sei figli piccoli. Suo figlio Italo è morto nel 1982 in seguito ad un incidente stradale, mentre con la Pubblica Assistenza stava conducendo una partoriente all’Ospedale di Parma. Grazie all’affetto dei suoi cari e alla forza della fede, la signora Maria non ha perso la serenità interiore e la gioia di vivere!
La signora Lina Lori in Gatti aveva 11 anni quando il 27 giugno 1944 i fascisti uccisero per rappresaglia il suo papà Guerrino, brigadiere dei Carabinieri, al Valico di Sant’Antonio: restarono quattro orfani e una giovane vedova! Lina non ha covato rancore né spirito di vendetta: ha saputo educare i suoi figli al primato della vita, alla fede e al rispetto altrui.
Non mancano anche esempi maschili di impegno silenzioso a favore della dignità di ogni persona umana. Il signor Ugo Fermi è stato in un campo di concentramento a Mathausen: è tornato che era 38 kg! Non parla volentieri di questa esperienza, ma non cova rancore.
Il Signor Giovanni Araldi è uno degli internati nel campo di sterminio di Dora: da anni si impegna attivamente perché la società conservi la memoria di quel dramma e non ricada in simili orrori.
Ad entrambi si addice la promessa di Gesù: “Beati gli operatori di pace”(Mt 5,9)!

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