Dal libro “Il primo cinquantennio” di Padre Roberto Lecchini

Terminata la guerra quinquennale, a Salsomaggiore, come altrove, esplose con l’impeto di un vulcano quella concupiscenza che Dante individuò nella lupa che «… ha natura sì malvagia e pria, / che mai non empie la bramosa voglia, / e dopo il pasto ha più fame che pria». In quel tripudio di suoni e di canti sembrava che il Paradiso avesse trasferito i suoi quartieri nelle città d’Italia.
Il tutto per trovare motivo di consenso nel gusto dei buontemponi e dei gaudenti, ma non così nell’atteggiamento più controllato di coloro che nell’anteguerra, nella guerra, e dopo praticarono la religiosità del cristiano autentico. Costoro, purtroppo, non raggiunsero la maggioranza. Al suono delle campane si preferiva il grido del popolo romano di altri tempi: «Panem et circenses!» «Mangiare e divertimenti!».
Se ad un qualsiasi partigiano disceso dai mondi domandavi il perché della sua assenza alla messa domenicale, questa era la risposta:

«Qualcuno ha saputo aprirmi gli occhi». E chi poteva esser quel qualcuno così all’avanguardia nell’Ottica del XX secolo?

Bando agli scherzi! Più di uno erano gli spediti in Italia dalla Russia con l’incombenza di catechizzare i giovani Partigiani, assicurandoli della inesistenza di Dio, della spiritualità e immortalità dell’anima umana. Dunque il paradiso del Vangelo è una delle tante favole del Cristianesimo, che vi inchioda in quella religione identificata nell’oppio del popolo. Seguendo invece il comunismo di Stalin, l’umanità del mondo raggiungerà quanto prima la vetta di quella saggezza, giustizia, fraternità e libertà che per ogni altra strada è inesorabilmente irraggiungibile.
In questo clima di ateismo turpe e ignorante si ricominciò a ricostruire col lavoro. Fu allora che i più scaltri e meno onesti raggiunsero i primi posti, che di diritto dovevano riservarsi a coloro cui era attribuita la, così detta, Liberazione.
Fu pure in tale clima che da parecchi Partigiani, non tutti, grazie a Dio, si incominciò a parlare di matrimonio celebrato solamente in Municipio e di funerali che dovevano raggiungere il Cimitero senza sostare prima in chiesa. Un corpo Bandistico, foss’anche di infima classe, basterà ad assicurare il più dubbioso dei Compagni che «Bandiera rossa la trionferà».
Urgeva una reazione energica a favore del «Regno di Dio» contro del quale audacemente combattevano parte dei Partigiani piacentini e parmigiani, pur restando molto lontano da quell’odio feroce che meritò alla terra reggiana, modenese e bolognese la denominazione di «triangolo della morte» di cui l’Emilia orientale dovrà portare l’ignominia di fronte alla storia per secoli e secoli.
E allora, se indilazionabili le costruzioni delle case, delle scuole, caserme, teatri e ospedali, si dovrà pure rientrare nella strada evangelica della Fede, Speranza e Carità, altrimenti sarebbe vero solo per le bestie quell’aforisma: «Ogni simile ama il suo simile».
Il secondo XXV della nostra Parrocchia di S. Antonio iniziava con la fine della quinquennale guerra mondiale a cui seguiva nella pace la messa in opera della nuova Costituzione.
Seguono le battaglie tra i diversi partiti per la competizione del governo della nazione, della regione e del comune. Di volta in volta che si doveva esprimere il proprio voto al governo preferito ogni partito scendeva in campo con le sue promesse sempre, o quasi, superiori alle proprie possibilità.
I due partiti che potevano decidere per la vita o per la morte della Nazione erano la Democrazia Cristiana e il partito comunista della razza di Stalin.
I Democratici Cristiani sapevano e affermavano che la vittoria del comunismo avrebbe portato l’Italia sotto il dominio della Russia così come avvenne per le altre nazioni dell’Europa orientale.
I comunisti credevano e affermavano che con il loro governo i Campi Elisi si sarebbero estesi su tutta la terra. Allora per tutta Italia d’ambo i partiti si lavorò notti intere da uomini, donne e giovani d’ambo i sessi per tappezzare di manifesti a proprio favore strade, piazze, torri, campanili. Qualche cosa di eroico mai prima e mai dopo riscontrato nel campo dell’azione cattolica. Si arrivò così al 1948, l’anno di Alcide De Gasperi, l’uomo grande per la sua politica sana e più ancora per quel suo galantomismo che potrebbe aver nome Santità.

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