Dal libro “Il primo cinquantennio” di Padre Roberto Lecchini

Le conquiste della scienza non bastano a creare la civiltà di un popolo, il quale può scendere alle più abissali profondità della barbarie anche quando il progresso della sua dinamica proietta fasci di luce meridiana dai più alti vertici conquistati.
Un popolo è sostanzialmente civile solo quando incarna nella sua vita collettiva e privata quei principî di carità, che da venti secoli affratellano in nome di Cristo gli uomini della parte più civile del mondo.
Il fior fiore della civiltà è rappresentato da quelle forme concrete di carità che provvede ai bimbi, agli ammalati, ai vecchi, che altri denominò manifestazioni filantropiche, mentre noi insistiamo col chiamarle opere di misericordia. Di tali opere vanno superbe le città italiane oggi come ieri. Salsomaggiore nella sua vita poco più che centenaria non ebbe il tempo per affermare primati in materia;

tuttavia essa ha già pensato ai suoi bimbi istituendo asili e nidi di infanzia e oggi, mi si dice, sta pensando di allestire, vicino alle case di cura pei forestieri, un moderno e ben attrezzato Ospedale pei suoi ammalati (di cui nulla si fece — N.d.A.).
E ai poveri vecchi chi ci penserà? Il dire: «Ci penserò io» è una parola, ma l’accingersi di fatto a pensarci in forma concreta è impresa capace di far tremare le vene e i polsi di chiunque non disponga di eccezionali capacità organizzative e di milioni.
Tuttavia io, che non dispongo di tali capacità e di tali milioni, appoggiandomi alle inesauribili risorse della Divina Provvidenza e confidando nella illimitata generosità di un popolo che ben conosco, lancio un’idea, o, per meglio dire, comunico una decisione che può interessare, non solo la popolazione della mia Parrocchia di S. Antonio, ma tutta Salsomaggiore.
A questa opera consacro sino da oggi parte della mia attività di Sacerdote e di Parroco, sicuro che tutti gli onesti mi saranno vicini con la loro comprensione fattiva e generosa.
Forse a molti la mia decisione potrà sembrare follia, se non presunzione di fronte alle eccezionali condizioni di miseria e di dissesto finanziario in cui si dibatte la nostra povera Patria. Non nego le miserie e i dissesti, ma constato che anche a Salsomaggiore quotidianamente somme astronomiche vengono ingoiate da quella belva insaziabile che ha nome bellavita. Il continuare a sperperare così le ricchezze senza un pensiero a chi ci chiede di procurare un sollievo alle sue miserie, è un delitto.
Il danaro c’è: impegnamolo, non solo in divertimenti, ma anche in opere buone. Così molti nostri peccati saranno perdonati.
È dunque deciso: l’Ospizio per vecchini sorgerà, se Dio sarà (e perché non deve essere?) con noi.
Posso intanto dirvi che il primo grande passo è fatto: il terreno per la costruzione è acquistato e pagato; volevo dire che il terreno è offerto dai Frati Cappuccini Emiliani, rappresentati a Salsomaggiore dal sottoscritto. Riflettendo al costo odierno del terreno a Salsomaggiore e pensando che tale terreno poteva essere venduto e il provento usato da noi per fronteggiare bisogni molteplici e diversi, non vi sarà alcuno che si rifiuti di apprezzare in tutta sua bellezza il nostro gesto.
Vi abbiamo dato l’esempio: seguiteci.
Ritorneremo sull’argomento prossimamente.
Intanto sappiate che le offerte pro erigenda Casa per Anziani vengono versaite unicamente al Parroco di S. Antonio e confratelli presso la Chiesa di S. Antonio e del S. Cuore e di Campore. Le offerte di volta in volta verranno pubblicate su questo settimanale.

P. ROBERTO LECCHINI
Parroco di S. Antonio

(Dal «Settimanale Cittadino» di Salsomaggiore)

CRONACA E VITA PARROCCHIALE

Quanto ci scrivono i nostri soldati

Africa settentrionale 26-9-942

Rev.mo e caro P. Roberto,
Come vedete ogni tanto vengo a darvi mie notizie, che, son sicuro, gradirete volentieri. Si è lontano è vero, ma con questo non è detto che il ricordo ai carissimi e agli intimi venga meno; anzi più forte è il distacco, più sentito è il ricordo e più assillante viene il desiderio di rivederli tutti. Confesso che più volte sono preso dalla nostalgia di rivedere la mia casa, la mia bella Chiesa, ricevere il cordiale saluto degli amici parrocchiani lasciati nel lontano novembre 1940. Le notizie più salienti della Parrocchia mi sono sempre recate dalla cara «Voce Amica» ‘Che regolarmente ogni mese mi giunge, e di ciò ne ringrazio la Rev.za Vostra per il vivo e costante interessamento che ha per i suoi soldati parrocchiani. Sono sicuro di interpretare l’alto riconoscimento dei mei compagni parrocchiani verso le pie anime della nostra cara Parrocchia che tanto pregano il Signore per noi, pel nostro ritorno vittorioso. Dite loro che pure noi tutti preghiamo, che siamo sempre vicini al Signore, che in Lui troviamo la forza di resistere e di continuare verso l’immancabile vittoria che questo nevralgico 1942 ci delinea netta e sicura. Vi sarei grato volermi ricordare a tutti i Rev.di Padri. A voi un affettuoso e deferente saluto.

z. o. 14-9-42-xx

Padre,
Lontano dalla mia Parrocchia, rivolgo ad essa il pensiero. Col pensiero e con le mie preci sono sempre presente. Invio il mio saluto da fedele e da combattente.
Vinceremo !

Ragusa, 18-9-42

Rev.mo Sig. Parroco,
Con molto piacere ricevo tutti i mesi il vostro bel giornaletto dove sento le belle notizie del nostro paese e sono certo che voi e i nostri Parrocchiani direte delle preghiere per noi che ci troviamo distanti dalle nostre case.
Vi invio i miei saluti e sempre vi ricordo.

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